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Chi sbaglia paga

Quando mi hanno operato mi hanno lasciato portare a casa il tessuto estratto, per farlo esaminare. Il dottore era convinto fosse ghiandola, io lo ero ancora prima di vedere quella dannata sostanza bianca sotto formaldeide. Allora, che diavolo mi è successo? Di che ginecomastia ero affetto? Ero? ero. ero! Vabbé non è questo lo spazio per la mia indescrivibile gioia per essere finalmente uno normale.

Mi sono arrivati i risultati dell’esame istologico. E il vincitore è… Ginecomastia fibrosa! E che è? Miei cari lettori, cito le testuali parole del referto:

“Descrizione macroscopica:
Porzione di tessuto mammario misurante cm.7x6x4,5, di consistenza elastica. Al taglio è di colore biancastro e di aspetto compatto.

Reperto Microscopico:
Parenchima mammario costituito prevalentemente da tessuto fibroso denso comprendente strutture duttali atrofiche ed adiacente tessuto adiposo.

Diagnosi: Ginecomastia fibrosa.”

Credo voglia dire che ho avuto la ginecomastia vera (come ho sempre sospettato), ma che da qualche anno a questa parte lo squilibrio ormonale che mi aveva portato a sviluppare questo inestetismo deve essersi risolto. La ghiandola si è atrofizzata lasciando dietro di sè solo tessuto fibroso. Di grasso ce n’era veramente poco, e mi viene da pensare, chi ha sbagliato? Per colpa di chi sono stato sul punto di lasciar perdere questa lotta contro me stesso, convinto che non fosse etico farsi una liposuzione? Il povero chirurgo generale che mi aveva visitato non ne ha molta colpa, per quanto la sua visita sia stata frettolosa e si sia fidato troppo dei risultati dell’ecografia. Ma è mai possibile che nel 2012 non si riesca a sapere che tessuti ci siano al di sotto di pochi centimetri di pelle? Ragazzi se avete di questi dubbi provate con una biopsia, forse avrete dei risultati meno campati per aria. In realtà non me la sento nemmeno di incolpare l’ecografista, in quanto probabilmente stava cercando la tipica struttura a grappolo della ghiandola, non pensando ad un grosso e compatto grumo di tessuto fibroso. Ma allora vi dico cari dottori, fidatevi di più dei vostri pazienti e di quello che sentono. Tutti possono sbagliare. È vero, ma non quando si tratta della salute. Non vi paghiamo così tanto perché avete studiato tanto, siete ben pagati perché quello che esce dalla vostra bocca deve essere oro colato, perché avete una responsabilità pazzesca, non dimenticatelo mai, per il giuramento d’Ippocrate. Rabbrividisco al solo pensiero che sia tanto facile sbagliare una diagnosi del genere.

Ora mi sto informando per avere un rimborso delle spese che ho dovuto sostenere da solo perché qualcuno non ha fatto il suo dovere. E nonostante tutto credo ancora nell’assistenza sanitaria nazionale, a mio parere uno dei servizi migliori che noi italiani abbiamo a disposizione.

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Aggiornamento postoperatorio

Un post per sapere cosa si deve aspettare chi si opera di ginecomastia.

Il dottore mi ha salutato calorosamente mettendomi subito a mio agio. Ero in uno strano stato di incoscienza, come se mi avessero già sedato e fossi piombato in mondo dove parlavano una strana lingua. Dopo essermi accomodato nel suo studio, mi è stato chiesto di spogliarmi perché mi si potesse visitare e scattare qualche foto. Foto, pensai, che con ogni probabilità sarebbero finite in un album con la scritta “prima” assieme ad altre ancora da scattare, che avrebbero ritratto il “dopo”. Poi il dottore ha cominciato a disegnarmi il torace con un maker nero, come se fossi un guerriero aborigeno. Sarebbe potuto sembrare, in effetti, che fossi lì senza sapere a cosa stavo andando incontro, ma paradossalmente ero in quello stato proprio perché avevo fin troppo chiaro in testa quello che mi sarebbe successo, grazie a youtube. Non ci volevo pensare, consiglio di non farlo.

In un altra stanza l’anestesista mi ha bucato la mano, infilato un tubicino ed inniettato un antibiotico. Quello sarebbe stato il massimo del dolore che avrei provato durante tutta l’operazione e anche dopo. Quindi non c’è di che aver paura. Vestito solo con la biancheria intima ed un camice di carta mi hanno portato in sala operatoria. Che freddo nella stanza sterile e sul gelido lettino. Ben consci di questo, mi hanno avvolto le gambe in una coperta termica di alluminio e il resto del corpo con tendaggi vari, lasciando scoperto solo il petto. Attaccati i vari sistemi di controllo delle funzioni vitali (coccodrillo sul dito e delle placche sul fianco) mi hanno sedato. Ricordo un leggero bruciore alla mano sinistra che lentamente divorava, risalendo, l’intero braccio. La vista che si annebbia e la testa che comincia a girare, poi, più niente. Mi sono svegliato che era già tutto finito, non ho sentito neppure l’anestesia locale al petto. Ero in forte stato confusionale, barcollavo e straparlavo. Ho cominciato a dire cose tipo

“Te, ma sta coperta è troppo una figata, posso averne una?”

Oppure

“Qui ci starebbe proprio una cicchetta”

Mi hanno ricondotto nella stanza di prima ed agiato sul lettino. Mi ricordo tra i deliri senza senso, di aver chiesto al dottore di prendermi l’iphone nella mia giacca e lui me l’ha dato!

Mi sono infilato le cuffie e ho cominciato ad ascoltare la playlist creata appositamente per l’occasione. Avevo un po’ freddo, ma cercavo di muovermi il meno possibile per non compromettere la fasciatura attorno al petto. Ogni quarto d’ora entrava qualcuno per chiedermi come stavo e se avevo bisogno di qualcosa. Niente, tutto a posto, grazie, fin troppo premurosi devo dire. Ancora non a pieno delle mie facoltà mentali ho chiesto al dottore

“Allora mi avete estratto così tanto grasso?”

“Ma quale grasso era tutta ghiandola” ha risposto

“E dire che sono venuto da lei per una lipomastia…” è stato il mio commento un po’ sarcastico

Finita la playlist, mi sono visto uno dei miei film preferiti “The fountain” di Aronofsky, mi ero dimenticato di averlo tenuto per le lunghe attese d’emergenza.

Finalmente sono arrivati i miei genitori, ho sentito mio padre dall’atrio della clinica e mi hanno detto che mi potevo rivestire, ma molto lentamente.

Stavo bene, sto bene, solo un po’ di fastidio, niente di più. Mi sono messo a sedere sulla poltroncina della sala d’aspetto mentre il dottore rassicurava i miei sull’esito dell’operazione e la segretaria mi chiedeva se volevo qualcosa da mangiare. In effetti avevo fame, ero a diguno dalla mezzanotte precedente, e ho divorato il panino speck e brie ed il succo all’albicocca che mi hanno offerto. Il dottore per potermi salutare meglio, mi ha preso di mano il bricco vuoto e il tovagliolo e se li è portati via! Non ci volevo credere, ma il bello deve ancora venire. Al momento del pagamento, mia madre mi ha guardato, allora mi sono alzato per chiedere quale fosse il problema. Praticamente il costo dell’intervento era aumentato di 500€. No, no, ci doveva essere un errore. Le ho spiegato che il dottore mi aveva espressamente detto che il costo sarebbe stato di 3000€. Al che, come già successo, la segretaria è sparita per consultarsi con lui. Ritornata ci dice che va bene così e che il dottore ci ha fatto proprio un buon prezzo. In effetti… chissà perché, forse per la mia situazione, (essendo uno studente universitario che lavorava per potersi pagare l’intervento) ed allora non ha voluto infierire. Comunque come al solito, l’ho apprezzato tantissimo sia come persona che come chirurgo. Mi sento davvero di raccomandarlo.

P.S. Alla fine la coperta termica me l’hanno data davvero.


Aggiornamento preoperatorio

Solo ieri mi sono reso conto che la data dell’intervento è così prossima. L’orologio segna inesorabile lo scorrere del tempo, conta alla rovescia le ore che mancano alla mia rinascita. Ahahah! Quanto sono drammatico. È una semplice operazione di routine, mi addormenterò, non mi accorgerò di niente e mi sveglierò dolorante. Anche gli altri non si accorgeranno di niente. È assurdo che debba fare tutto questo per essere normale. Semplicemente non penso a quello che potrebbe andare storto, al dolore post operatorio, non penso che scriverò un testamento, lo sto facendo solo con un pensiero in testa: voglio andare in piscina. A testa alta, petto in fuori e pancia in dentro. Voglio sciogliermi nell’acqua, voglio che mi tolga il respiro, tagliarla a bracciate.

I miei esami sono andati bene, ho dovuto fare qualche prelievo ed una visita cardiologica con ECG, 90€ in tutto di ticket. Questo venerdì parto con i miei per una gita, dormiamo a Firenze e alle ore 8.00 del giorno seguente mi devo far trovare a centro medico per la prova con l’anestesista. Alle 10 dovrebbe esserci l’intervento che, se tutto va bene, durerà un’ora, un’ora o poco più. Alle 18 del giorno stesso mi dimetteranno e tornerò a casa, rincretinito da antidolorifici e vane speranze.

Terrò aggiornato il blog con le mie impressioni sul decorso post operatorio e sui risultati.

Auguratemi buona fortuna!


Impressioni di novembre

Per me Firenze è questa, è il sole sull’Arno, gli ori di pontevecchio, l’odore di cuoio nei negozi di pelletteria. E ancora, il dialetto toscano, un panino con la porchetta, due bicchieri di Chianti. La bellezza di un volto, di una facciata, di una vetrina che ti distrae, disorienta e relega a girovagare senza meta tra le sue vie. Quelle stesse vie rovinate dal traffico e dai graffiti. Cammino tanto, cammino solo, in mezzo alla gente, tra pochi fiorentini e molti stranieri. Raggiungo piazzale Michelangelo da cui osservo la bella Firenze. Nello stesso luogo dove si concluse la mia gita del liceo. Chi l’avrebbe detto, allora, che sarei tornato proprio qui, a lavare i panni nell’Arno.

Qualche ora prima ero nella sala d’aspetto del Centro Medico Matteotti. Ero un po’ a disagio e fuori luogo, con il mio giubbino di pelle, i capelli selvaggi, mentre sedutami accanto c’era una ragazza e il papi che forse le aveva regalato un naso nuovo. Ho sempre giudicato le persone così, eppure eccomi lì, assieme a loro, per lo stesso motivo. Arrivato il mio turno ho conosciuto finalmente di persona il dottor Innocenti e non ha deluso le mie aspettative. Mi ha fatto un po’ di domande per mettermi a mio agio, poi mi ha visitato. Diagnosi: ginecomastia mista, solo toccandomi. Diciamo, come immaginavo, molto grasso (è rimasto sorpreso anche lui in un soggetto magro come me) e poca ghiandola, ha usato l’espressione “gettone”, che mi ha fatto un po’ sorridere, avendo io parlato più volte di “dischetto”. Da lì in avanti, solo conferme di quel che già sapevo. Tranne quanto concerne la degenza. Ti dimettono il giorno stesso, perché non abilitati al ricovero, ma solo per l’intervento. Il decorso dopo l’operazione può essere a volte un po’ fastidioso, ma comunque breve. Gli ho esposto i miei dubbi e mi ha confortato, assicurandomi che è un disagio comune a molti giovani e che l’unico modo per risolvere il problema è l’intervento. Potrei ammazzarmi di palestra, mi ha detto, ma non cambierebbe nulla. Sono andato subito al punto. I costi? 3000€ tutto compreso (esclusa la prima visita per cui ho dovuto sborsare 130€) e i controlli post operatori sono gratuiti. Un prezzo trasparente ed onesto. Stupiti entrambi dall’immediatezza della mia decisione abbiam fissato la data dell’operazione, il 7 gennaio. Dopo avermi stampato una lista degli esami che gli dovrò inviare, abbiam parlato un po’ del più e del meno e ci siamo salutati. Parlando con la segretaria fuori dal suo ufficio questa mi ha chiesto oltre ai soldi della visita, un acconto per l’operazione. Ecco, non sono ancora uscito e già mi spellano. Le ho spiegato che il dottore non mi aveva detto niente, lei lo ha chiamato e mi ha riferito che non era necessario. Ho apprezzato molto la fiducia che mi ha dato.

Chissà come sarebbe stata la mia vita senza ginecomastia. Immagino meno introspettiva, per non dire sociopatica, e più estroversa. Non so se più felice, sicuramente diversa. Magari sarei diventato un ragazzo che a questo me non piacerebbe. Di sicuro mi ha privato di tanto, di troppo, eppure ho come l’impressione che mi abbia dato anche qualcosa. La capacità di andare oltre l’esteriorità, forse. Ora basta però, devo riprendere in mano la mia vita, ripulirla da quello che mi fa star male, ricominciare.


Dubbi

L’aver sparato a zero sul documentario dell’ultimo post, è stato un meccanismo di difesa. Posso far finta che vada tutto bene, che è l’unica scelta possibile, ma quello che sto per fare in realtà mi sta lacerando dentro. A tutte le persone a cui ho esposto le mie intenzioni, ho sempre parlato dell’operazione come un fatto certo. Semplicemente li informavo che stavo per operarmi, il problema più grosso è stato dire ai miei che ho la ginecomastia, non che devo essere operato. Anzi a volte ho usato proprio questo argomento per iniziare il discorso. Dove è finita ora tutta questa mia sicurezza?

Sono due i dubbi che mi sono posto.

i) E se fosse tutto nella mia testa? Se il problema non esitesse e io lo stessi ingigantendo per trovare una valvola di sfogo, un capro espiatorio per mascherare la crisi della mia vita che sto affrontando in questo momento? Non è psicologia spiccia. Oggettivamente parlando, so che il mio è un problema moderato, che molti, forse, imparerebbero ad accettare. Io semplicemente sono un esteta, ho dei canoni che possono oscillare, ma stanno in piedi grazie a dei punti fissi, in cui io in particolar modo devo rientrare. E la cosa sarà scioccante, ma non contempla il seno maschile. Magari sono troppo giovane per capire che queste non sono le cose importanti, e che dovrei essere felice del bello che c’é in me. Allora lobotomizzatemi, facciamo prima, apritemi il cervello e toglietemi la parte che non mi fa accettare me stesso. Così poi sono felice.

Se il problema è reale.

ii) È giusto quello che sto per fare? Moralmente parlando, posso spendere 4000€ per togliermi lo sfizio di essere come gli altri? Che il mio estetismo sia figlio della società in cui vivo è innegabile, ma non per questo deve essere uguale. Sono d’accordo che abbia dei modelli irraggiungibili, che spesso porti disagio alla gente e questa a farsi operare. Ora, ampliando il discorso alla chirurgia estetica generale, qual è la linea di confine che rende necessario un intervento? Quando stai male fisicamente? E mentalmente non stai male? Se il problema fisico sussiste, non è logico risolverlo fisicamente? Se la risposta è no, ma allora rastrelliamo i chirughi estetici e mettiamoli in un bel campo di concentramento, perché per sete di soldi alimentano un cancro della società. Siete tutti belli, i vostri difetti vi rendono unici, accettatevi. È come dire, siete tutti fratelli, ametevi gli uni e gli altri, accogliete chiunque in casa vostra. Sono entrambi due alti ideali, di quelli irraggiungibili (proprio come i modelli della società, ma tu guarda la coincidenza), ma per questo tanto amati dall’uomo. Perché se una cosa non l’abbiamo non possiamo stancarcene, mentre se siamo fatti così, lo diamo per scontato e non lo apprezziamo.

Se è giusto che lo faccia, perchè sono qui che mi pongo ancora domande?


The perfect vagina

Documentario senza peli sulla lingua, che merita un ora del vostro tempo. È spezzato in quattro parti con un minuto di pausa tra una e l’altra. Ti da il tempo di digerire quello che hai appena visto… Conviene prima vederlo e poi leggere per capire la durezza delle mie parole.

Visto il documentario sulla vagiaina perfetta? All’inizio mi ero preso una cotta per la documentarista, proprio un bel tipino, forte, indipendente, purtroppo già sposata. Impegnata a far luce su un problema complesso, con ripercussioni sociali e morali. Poi, man mano che le argomentazioni si dipanavano, mi è parsa chiara la limitatezza del suo approccio. Ha finto all’inizio del film di volersi fare un idea riguardo alla fanny surgery. Invece la sua idea l’aveva già ben radicata nella testa: la chirugia estetica genitale è sbagliata.

Ma vaffanxxxo, femminista emotiva new age del caxxo. Scusate il linguaggio, ma ste cose mi fanno imbestialire. Nessuno ha notato che musiche da film dell’orrore ha messo durante l’operazione e come ne enfatizzava il dolore? E per favore, mi ritrai il povero chirurgo che fa il suo lavoro (non solo per soldi…) come il demonio che opera le sedicenni e invece, l’artista che fa questi inquietanti muri di fxga (mica per soldi…), come il buon samaritano che aiuta le donne a piacersi. Non puoi fare un documentario oggettivo sul problema se esordi dicendo che ti senti coinvolta e piangi per la metà del film.

Per non parlare degli strascichi di femminismo, mamma mia, tipo: che senso ha aver liberato il sesso se lo tagliuzziamo?
-.- Come se fossimo ancora noi maschi la causa del vostro malessere, quando lo sapete benissimo che siete voi il vostro peggior nemico. Sempre a piangervi addosso. Per chi vi operate se non per voi stesse? Questo è appaling, no aspetta, the pussy wall forse di più…

Come può far sì che la gente si interroghi se il messaggio che trasmette è che la chirurgia la fanno le insicure che non sanno cosa vogliono? Ma avete visto l’immagine della sedicenne che ha mostrato per tre secondi il medico che poi l’ha visitata? Quello era chiaramente un caso clinico, un problema serio, comprensibilmente da risolvere. Certo non saranno tutti necessari gli interventi effettuati (anche se un medico serio non dovrebbe, per il giuramento di Ippocrate, operare se non necessario), ma nessuno ti obbliga ad andare sotto i ferri, è una libera scelta e in quanto tale è positiva. Io penso che finché le nostre azioni non si ripercuotono sugli altri, siamo liberi di fare ciò che vogliamo.

Liquidare tutto il peso psicologico di un inestetismo (e qui mi sento tirato in ballo) dicendo, non è poi così grave, c’è chi sta molto peggio, ci sono i bambini che muoiono di fame, io lo chiamo “benaltrismo”. Dovrei star meglio perché altri stanno peggio?

Ok, ogni vagina è diversa, e va bene così. Allora lo stesso dovrebbe valere per i nasi, i peni e le rotule. È facile dire che bisogna accettare i propri difetti e quelli degli altri, ma siamo ben più complicati di così. E per amore a volte è più facile accettare i difetti degli altri che non i propri. Vogliamo quello che non siamo. Non siamo perfetti, ma vogliamo esserlo, mannaggia a noi.

Concludo dicendo che per piacersi, piacere agli altri è una condizione a volte necessaria ma mai sufficiente. Deve partire da noi. E se serve un’intervento chirurgico, ben venga.
Non sto liberalizzando e commerciando la felicità, sto solo dicendo che ogni operazione serve per far star meglio il paziente, e se quella estetica non ti cura fisicamente, lo fa mentalmente.

PS: nota positiva, belli i kimono che indossano all’incontro “impara ad amare la tua vagina”… che ridere…


Prenotazione prima visita

Aggiornamento dopo lungo tempo. Ho deciso dove farmi operare, o meglio da chi. Non so se sono libero di fare nomi senza infragere qualche regola anche solo non scritta, ma anche se fosse, in culo il regolamento, sarò trasparente in tutto per essere il più esaustivo possibile. Nei molti forum sull’argomento tutti gli exginecomasti parlavano molto bene del dottor Alessandro Innocenti. Il percorso che mi ha portato a lui è stato un po’ complicato. Ne avevo appunto sentito parlare, ma non avendo la benché minima idea di dove esercitasse, mi sono concentrato prima sulla clinica che mi ha diagnosticato la ginecomastia falsa, la più vicina. Il chirurgo “generale” si è messo in contatto con quello estetico e si parlava all’inizio di 4000€. Dico all’inizio perché il prezzo si riferiva ad una semplice liposuzione e non alla masectomia sottocutanea, ritenuta dallo stesso chirurgo plastico più risolutiva, ma per la quale il prezzo saliva a 6000€ per la sala operatoria, l’anestesista e l’onorario del chirurgo. Colpo al cuore, troppi soldi, stavo quasi per rinunciare, quando per caso tra lo staff medico della clinica leggo il nome di Alessandro Innocenti. Ma come? I ragazzi su internet parlavano di un prezzo compreso tra i 3000 e i 4000, allora decido di contattarlo tramite email. Qui scatta un commento personale, l’ho trovato gentilissimo e disponibilissimo. Ho scoperto che ha lasciato la clinica dove stava per aprire un centro medico privato a Firenze, e che grazie a questo non si deve appoggiare a strutture esterne per gli interventi, riuscendo così contenere i prezzi. Si tratta del Centro Medico Chirurgico Matteotti di Firenze. Mi ha consigliato di fissare una prima visita chiamando il loro centro accoglienza, avvisandomi che la sua lista d’attesa è di circa due mesi. Ho chiamato il 25 ottobre il numero verde e ho fissato la prima visita il 23 novembre alle 11.30 a Firenze. Non so ancora se andrò in macchina o in treno, sono 200 km, ma ne farei molti di più per essere visitato da lui. Inoltre passerò la giornata a Firenze, che adoro…