The perfect vagina

Documentario senza peli sulla lingua, che merita un ora del vostro tempo. È spezzato in quattro parti con un minuto di pausa tra una e l’altra. Ti da il tempo di digerire quello che hai appena visto… Conviene prima vederlo e poi leggere per capire la durezza delle mie parole.

Visto il documentario sulla vagiaina perfetta? All’inizio mi ero preso una cotta per la documentarista, proprio un bel tipino, forte, indipendente, purtroppo già sposata. Impegnata a far luce su un problema complesso, con ripercussioni sociali e morali. Poi, man mano che le argomentazioni si dipanavano, mi è parsa chiara la limitatezza del suo approccio. Ha finto all’inizio del film di volersi fare un idea riguardo alla fanny surgery. Invece la sua idea l’aveva già ben radicata nella testa: la chirugia estetica genitale è sbagliata.

Ma vaffanxxxo, femminista emotiva new age del caxxo. Scusate il linguaggio, ma ste cose mi fanno imbestialire. Nessuno ha notato che musiche da film dell’orrore ha messo durante l’operazione e come ne enfatizzava il dolore? E per favore, mi ritrai il povero chirurgo che fa il suo lavoro (non solo per soldi…) come il demonio che opera le sedicenni e invece, l’artista che fa questi inquietanti muri di fxga (mica per soldi…), come il buon samaritano che aiuta le donne a piacersi. Non puoi fare un documentario oggettivo sul problema se esordi dicendo che ti senti coinvolta e piangi per la metà del film.

Per non parlare degli strascichi di femminismo, mamma mia, tipo: che senso ha aver liberato il sesso se lo tagliuzziamo?
-.- Come se fossimo ancora noi maschi la causa del vostro malessere, quando lo sapete benissimo che siete voi il vostro peggior nemico. Sempre a piangervi addosso. Per chi vi operate se non per voi stesse? Questo è appaling, no aspetta, the pussy wall forse di più…

Come può far sì che la gente si interroghi se il messaggio che trasmette è che la chirurgia la fanno le insicure che non sanno cosa vogliono? Ma avete visto l’immagine della sedicenne che ha mostrato per tre secondi il medico che poi l’ha visitata? Quello era chiaramente un caso clinico, un problema serio, comprensibilmente da risolvere. Certo non saranno tutti necessari gli interventi effettuati (anche se un medico serio non dovrebbe, per il giuramento di Ippocrate, operare se non necessario), ma nessuno ti obbliga ad andare sotto i ferri, è una libera scelta e in quanto tale è positiva. Io penso che finché le nostre azioni non si ripercuotono sugli altri, siamo liberi di fare ciò che vogliamo.

Liquidare tutto il peso psicologico di un inestetismo (e qui mi sento tirato in ballo) dicendo, non è poi così grave, c’è chi sta molto peggio, ci sono i bambini che muoiono di fame, io lo chiamo “benaltrismo”. Dovrei star meglio perché altri stanno peggio?

Ok, ogni vagina è diversa, e va bene così. Allora lo stesso dovrebbe valere per i nasi, i peni e le rotule. È facile dire che bisogna accettare i propri difetti e quelli degli altri, ma siamo ben più complicati di così. E per amore a volte è più facile accettare i difetti degli altri che non i propri. Vogliamo quello che non siamo. Non siamo perfetti, ma vogliamo esserlo, mannaggia a noi.

Concludo dicendo che per piacersi, piacere agli altri è una condizione a volte necessaria ma mai sufficiente. Deve partire da noi. E se serve un’intervento chirurgico, ben venga.
Non sto liberalizzando e commerciando la felicità, sto solo dicendo che ogni operazione serve per far star meglio il paziente, e se quella estetica non ti cura fisicamente, lo fa mentalmente.

PS: nota positiva, belli i kimono che indossano all’incontro “impara ad amare la tua vagina”… che ridere…

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2 responses to “The perfect vagina

  • Francy

    Questo post è imbarazzante. E’ come se una donna non potesse esprimere le proprie opinioni contro dei dettami imposti dalla società senza essere attaccata per le sue idee o definita femminista. E comunque gli uomini contribuiscono eccome a far stare male le donne, non diciamo panzane. E certo, sempre colpa di noi donne sempre e comunque, gli uomini sempre e comunque santi, lol!

    • ulisse89

      Ciao Francy, ogni opinione è ben accetta e le donne sono libere da un po’ di tempo di esprimere le proprie opinioni. È imbarazzante, siamo d’accordo, come è imbarazzante spogliarsi di fronte a uno sconosciuto e parlare di un problema come la ginecomastia. In questo contesto devi inserire le mie parole pesanti sulla giornalista. Nel bel mezzo di una scelta molto sofferta se operarmi o meno, ho visto questo documentario che mi diceva: devi piacerti così come sei, non importa cosa pensano gli altri. Immagino tu abbia visto interamente il documentario. La mia opinione rimane che non tutti i chirurghi estetici vivono cavalcando l’onda del narcisismo estetico caratteristico della società dell’apparire dei nostri giorni. Molti mettono le loro abilità al servizio di veri problemi come malformazioni congenite o acquisite. Estremizzando è come dire che una persona con il labbro leporino non dovrebbe operarsi perché deve piacersi così com’è. Fossi stato io il giornalista, avrei mostrato che molte donne operate ai genitali potevano avere dei seri problemi (il chirurgo aveva provato a spiegare questa cosa, ma in fase di montaggio chissà perché non è passato questo messaggio…) e avrei indagato più a fondo i motivi che possono portare una donna ad operarsi. La linea che separa un problema serio da operare e un capriccio estetico è così sottile, sfuggevole e soggettiva che non può essere ridotta, come ha fatto la documentarista, ad un messaggio semplicistico come: sono i canoni imposti dagli uomini ad influenzare la scelta delle donne di operarsi. Sono convinto che sia vero per la maggior parte dei casi e non ho mai detto che gli uomini siano tutti santi, ma sono convinto anche che tutta questa solidarietà femminile sia solo un modo per non affrantore una parte di responsabilità interna e non esterna al vostro genere.

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