Le illusioni dell’amore

Il titolo forse un po’ troppo pretenzioso di questo post nasce dalle tags che riconducono i viandanti del web a fermarsi nel mio blog. Non pensavo ci fossero tante persone che si ponessero di queste domande sul web e soprattutto che finissero sul mio blog per trovare una risposta. In effetti non ho mai scritto seriamente sull’argomento e quindi cercherò adesso di sopperire a questa mia mancanza cosicché non sia del tutto vano cercare qui delle risposte.

Amore e illusione.

Tutti, chi più e chi meno, hanno esperienza del fatto che l’amore si nutre di novità, di mistero, di proibito e avvizzisce nel tempo, nella quotidianità, nel darsi per scontati. L’amore svanisce perché nulla nel tempo resta uguale, ma tutto si trasforma. Dopo la fase dello scoprirsi, l’amore matura oppure si secca come un frutto bruciato dal sole o senza nutrimento. Come nella parabola del seminatore. Ma non è il cambiamento a degradare l’amore, siamo noi a degradarlo. Perché è inevitabile, quando abbiamo l’oggetto del nostro desiderio, prima o poi, ci stanca e vogliamo qualcosaltro.

“Dove amiamo non proviamo desiderio e dove lo proviamo non possiamo amare” (Freud).

L’uomo è lacerato da due tensioni opposte, l’avventura da una parte e la stabilità dall’altra. Scisso tra la trascendenza e la sicurezza di esseri soddisfatti.

“Il desiderio non sa cosa vuole” (Galimberti).

E qui sta la prima illusione, perché noi invece crediamo di sapere quello che vogliamo, pensiamo che il nostro desiderio infinito sia giunto al termine della sua ricerca, quando siamo innamorati. Perché? Ma perché vediamo nell’altro qualcosa che non è, lo idealizziamo, non ne vediamo i difetti. Slegata dalla realtà la passione crea. L’amante crea l’amato e lo plasma in qualcosa che in realtà prima non era. Trasforma il reale secondo il proprio ideale. Perché l’amore è attiva creazione e non solo passiva soddisfazione. Ma è un cambiamento reale? Possiamo cambiare una persona solo per il fatto che l’amiamo?

“L’amore è un fiore delizioso, ma bisogna avere il coraggio di andarlo a prendere sull’orlo di un abisso spaventoso” (Stendhal).

L’abisso che c’é dentro di noi. Come si dice “When you look into the abyss the abyss looks back into you”. La paura che la terra ceda sotto i nostri piedi, di essere sbagliati, di dover cambiare. Oppure è l’opposto? È il fatto che mi vogliano cambiare ad essere sbagliato, non siamo noi, questo è ciò che vogliamo sentirci dire. Comunque sia, rimane una bella domanda.

Quando la passione scema, quando non c’é più nulla di nuovo da scoprire nell’altro, si dovrebbe cominciare a scoprire del nuovo con l’altro. Invece la confortevole e calda abitudine prende il sopravvento, e vieni illuso ancora una volta. Credi di conoscere l’altro come conosci te stesso, il che a mio parere è da presuntuosi, dato che mi riterrei già fortunato se mi conoscessi a fondo (nosci te ipsum).

Cosa barattiamo in cambio di questa sicurezza? Su quanti cambiamenti dell’altro soprassediamo per garantirci un compagno prevedibile? L’abitudine ci protegge dalla nostra vulnerabilità ma contemporaneamente uccide il desiderio. Se come ho detto prima tutto cambia e anche noi stessi, allora la sicurezza non è altro che una nostra illusione. Fissare l’altro in uno schema è fantasia, mentre è la sfida, il desiderio che l’altro cambi ad essere reale. Ma per timore che l’abisso ci destabilizzi, non ospitiamo in casa l’avventura, al massimo le concediamo una squallida stanza in un hotel ad ore. Troppo poco per soddisfare la necessità di cambiamento che caratterizza il lacerato modo di amare dell’essere umano. Non possiamo cambiare una persona, ma di certo non possiamo non volere che cambi. Per il suo bene naturalmente, non il nostro…

Estremizzando possiamo illuderci di poter stare in pantofole tutta la vita oppure l’opposto, di non poter neppure avere una casa. Ecco le due illusioni dell’amore. Credere che la passione possa soddisfare il nostro infinito desiderio di nuovo, ponendo fine al nostro folle volo e che l’abitudine possa proteggerci dal male del mondo e da noi stessi. L’amore in sé è reale, anche se non è sempre uguale e non è sempiterno. È pieno di vita, nasce, cresce, muore e per chi ci crede risorge. E noi siamo dei funamboli sospesi su questo filo, non possiamo stare fermi nè lasciarci trasportare, per non cadere nell’abisso di noi stessi. Dobbiamo procedere tenendoci per mano, crescendo insieme:

“Questo è il paradosso dell’amore fra l’uomo e la donna, due infiniti si incontrano con due limiti; due bisogni infiniti di essere amati si incontrano con due fragili e limitate capacità di amare. E solo nell’orizzonte di un amore più grande non si consumano nella pretesa e non si rassegnano, ma camminano insieme verso una pienezza della quale l’altro è segno” (Rilke)

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