L’altra via d’uscita

Qui esprimo la mia opinione personale, quello che credo mi sia successo, ma che non posso dimostrare. Quando l’ecografista mi ha visitato, l’ha buttata sul ridere: “ma non avevi un altro posto dove accumularlo quel poco di grasso che hai? Proprio lì dovevi?” Questo, piuttosto che farmi ridere, mi ha fatto pensare. Il mio medico di famiglia quando le ho comunicato il tragico verdetto, è rimasta basita. Come me aveva sempre pensato si trattasse di ginecomastia vera, perché l’ha vista nascere nell’età giusta e perché effettivamente per un ragazzo magro come me, accumulare grasso lì, non è “normale”. Non ho una laurea in medicina per sostenere la mia tesi, ma credo di essere stato affetto per una decina d’anni, di ginecomastia vera. Come argomentazione posso dire che non sono mai stato in sovrappeso e i seni quando li impugnavo, mi dolevano. La mia ghiandola ha impiegato una vita ad atrofizzarsi, avendo tutto il tempo per lasciare segni indelebili sul mio corpo. Segni indelebili, ma non riconducibili inequivocabilmente alla ginecomastia. Cosa è rimasto? La ghiandola non c’è, l’ecografia per quanto interpretabile, non può mentire su questo. C’è, anche se poco, il grasso e per quello basterebbe una liposuzione. La massa che sento, probabilmente, è il tessuto fibroso, che però può avere un’origine diversa dalla differenziazione dei tessuti mammari. Il chirurgo plastico a cui mi sono rivolto, mi ha spiegato che, per ottenere un risultato definitivo, è consigliabile eseguire la masectomia, per quanto sia stata diagnosticata una gine falsa, perché eventuali residui fibrosi, non possono essere aspirati dalle canule. Ho letto di molti casi infatti, in cui la liposuzione non è stata risolutiva e alla fine è stato necessario ricorrere all’intervento del bisturi. Certo, la masectomia sottocutanea è un intervento molto più complicato e costoso. Sono necessari più esami preoperatori, l’anestesia deve essere generale, bisogna restare una notte in ospedale. L’operazione richiede una piccola incisione alla base dell’aureola del capezzolo. Divaricandola riescono ad estrarre tutti i tessuti sottostanti, che in seguito vengono eliminati. Da quel che ho capito è una procedura identica alla mastoplastica (masto=seno) a cui si sottopongono le donne. Mastoplastica riduttiva se si vuole diminuire la taglia di reggiseno, additiva se si vuole aggiungere volume, ad esempio inserendo una protesi in silicone. Comunque, tornando al mio caso, penso che se mi fossi deciso ad affrontare prima il problema, avrei potuto risolverlo con la mutua. Attenzione, non sto dicendo che appena si capisce di avere la ginecomastia bisogna farsi operare. Anzi, il contrario. Ho già detto che nei giovani è una condizione normale e temporanea. Solo dopo i vent’anni è meglio porsi il problema, soprattutto se persiste da più di tre. Ora non mi rimane niente da fare, se non prendere la via d’uscita privata, che, per vedere il lato positivo, è certamente la più veloce.

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