Archivi del mese: settembre 2011

La felicità ha un prezzo

Ed ora la fatidica domanda, quanto costa farsi operare privatamente di ginecomastia? Questa domanda non ha una risposta univoca. Dipende da numerosi fattori: dalla gravità del caso, da quanto il chirurgo si può permettere di chiedere, se il chirurgo si appoggia alla sua clinica o a terzi. È tutto estremamente soggettivo. Si possono trovare i criminali che ti anestetizzano con una botta in testa sul tavolo di un ambulatorio ed eseguono l’operazione per 1000€, come i farabutti che ti chiedono, perché i più in auge del momento, 17000€ per un intervento che in fondo, diciamolo pure, non è poi così complicato. Io mi sentirei di consigliare un range che va da un minimo di 3000€ ad un massimo di 5000€. Sono tanti soldi, soprattutto per un ragazzo che come me studia e lavora. Non voglio dire che i soldi fanno la felicità, ma se non li abbiamo, in questo caso, come possiamo essere felici? Per tutto l’arco della mia breve vita ho messo da parte i soldi, dei compleanni, della cresima, del mio lavoro, per permettermi un altro mio grande sogno. Una moto. Sarà forse più scontato del sogno di essere finalmente un uomo normale, ma alla passione non si comanda. Purtroppo ora mi vedo costretto a rinunciare ad uno dei due, e penso di fare la cosa giusta scegliendo l’operazione. Cos’altro dovrei fare? Aspettare gli -anta quando sarò così maturo/disperato che non me ne fregherà più niente? Quando le uniche donne disponibili saranno quelle così mature/disperate, da andare oltre all’aspetto esteriore? No, scherzi a parte, non voglio sprecare una sola altra estate. La moto può aspettare, la mia vita no.
A te, povera anima, che non disponi di queste cifre, se neanche i tuoi genitori possono aiutarti, va tutta la mia empatia. Solo chi vive un problema come il nostro può capire che la felicità ha un prezzo. E questo non è giusto. Se solo 500 persone seguissero questo blog, chiederei a ciascuna 10€ per aiutarti, lo farei giuro, ma purtroppo non dispongo dei mezzi mediatici adeguati.

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L’altra via d’uscita

Qui esprimo la mia opinione personale, quello che credo mi sia successo, ma che non posso dimostrare. Quando l’ecografista mi ha visitato, l’ha buttata sul ridere: “ma non avevi un altro posto dove accumularlo quel poco di grasso che hai? Proprio lì dovevi?” Questo, piuttosto che farmi ridere, mi ha fatto pensare. Il mio medico di famiglia quando le ho comunicato il tragico verdetto, è rimasta basita. Come me aveva sempre pensato si trattasse di ginecomastia vera, perché l’ha vista nascere nell’età giusta e perché effettivamente per un ragazzo magro come me, accumulare grasso lì, non è “normale”. Non ho una laurea in medicina per sostenere la mia tesi, ma credo di essere stato affetto per una decina d’anni, di ginecomastia vera. Come argomentazione posso dire che non sono mai stato in sovrappeso e i seni quando li impugnavo, mi dolevano. La mia ghiandola ha impiegato una vita ad atrofizzarsi, avendo tutto il tempo per lasciare segni indelebili sul mio corpo. Segni indelebili, ma non riconducibili inequivocabilmente alla ginecomastia. Cosa è rimasto? La ghiandola non c’è, l’ecografia per quanto interpretabile, non può mentire su questo. C’è, anche se poco, il grasso e per quello basterebbe una liposuzione. La massa che sento, probabilmente, è il tessuto fibroso, che però può avere un’origine diversa dalla differenziazione dei tessuti mammari. Il chirurgo plastico a cui mi sono rivolto, mi ha spiegato che, per ottenere un risultato definitivo, è consigliabile eseguire la masectomia, per quanto sia stata diagnosticata una gine falsa, perché eventuali residui fibrosi, non possono essere aspirati dalle canule. Ho letto di molti casi infatti, in cui la liposuzione non è stata risolutiva e alla fine è stato necessario ricorrere all’intervento del bisturi. Certo, la masectomia sottocutanea è un intervento molto più complicato e costoso. Sono necessari più esami preoperatori, l’anestesia deve essere generale, bisogna restare una notte in ospedale. L’operazione richiede una piccola incisione alla base dell’aureola del capezzolo. Divaricandola riescono ad estrarre tutti i tessuti sottostanti, che in seguito vengono eliminati. Da quel che ho capito è una procedura identica alla mastoplastica (masto=seno) a cui si sottopongono le donne. Mastoplastica riduttiva se si vuole diminuire la taglia di reggiseno, additiva se si vuole aggiungere volume, ad esempio inserendo una protesi in silicone. Comunque, tornando al mio caso, penso che se mi fossi deciso ad affrontare prima il problema, avrei potuto risolverlo con la mutua. Attenzione, non sto dicendo che appena si capisce di avere la ginecomastia bisogna farsi operare. Anzi, il contrario. Ho già detto che nei giovani è una condizione normale e temporanea. Solo dopo i vent’anni è meglio porsi il problema, soprattutto se persiste da più di tre. Ora non mi rimane niente da fare, se non prendere la via d’uscita privata, che, per vedere il lato positivo, è certamente la più veloce.


Una possibile via d’uscita

Prima di tutto dobbiamo scoprire da che tipo di ginecomastia siamo affetti.
La palpazione è meglio che venga eseguita da un dottore per diagnosticare una ginecomastia vera piuttosto che una falsa. Comunque l’autopalpazione è consigliata in molti casi, e spesso ci fornisce un immagine ben definita della situazione.
Io personalmente sento sotto il capezzolo, oltre al grasso, un tessuto duro e mobile. Forma quasi un dischetto e fino ad un anno fa mi ha sempre fatto male a schiacciarlo. Per questo motivo, da quando ho scoperto della sua esistenza, mi sono autodiagnosticato una forma di ginecomastia al più mista. La vera e la mista sono le sole due forme coperte dal servizio sanitario nazionale e a buon ragione, direi. Altrimenti tutti gli uomini sovrappeso si potrebbero permettere di togliersi gli accumuli di grasso sul petto. Felice come non mai, ho intravisto una luce in fondo al lungo tunnel buio che ho percorso da solo, fino ad ora. Ne ho parlato con i miei, non è stato facile condividere per la prima volta con qualcuno questo peso. Ho esordito con queste parole: “mamma, papà, mi avete mai visto senza maglietta? Non vi siete mai chiesti perché?”. Gli ho spiegato cosa è la ginecomastia e si sono dimostrati subito comprensivi e disposti a sostenermi, in questa che si sta trasformando in una vera e propria ricerca della felicità. Per avere una conferma che non stessi sognando, sono andato dalla mio medico di famiglia che si ricordava di tutto e che mi ha rilasciato l’impegnativa per una prima visita di chirurgia generale per farle togliere. Il giorno della visita il chirurgo mi ha palpato velocemente e si è consultato con il senologo dell’ospedale. Questi avrebbe consigliato un ecografia mammaria (niente esami endocrilogici per valutare eventuali anomalie ormonali) per valutare la tipologia di operazione. Bisogna sapere infatti che esistono due diversi interventi per risolvere una ginecomastia, dipende se si tratta di gine falsa o vera. Per quella falsa, e solo questa, l’accumulo di grasso è rimovibile semplicemente con una liposuzione. Per una gine vera o mista, invece, è necessaria una masectomia sottocutanea per estrarre e rimuovere la ghiandola mammaria.
Tornando alla mia visita, il chirurgo generale mi ha rilasciato l’impegnativa per l’eco mammaria. Con mia grande delusione questa ha riscontrato, purtroppo, solo tessuto adiposo. Mi è crollato il mondo addosso, un’altra volta, perché questo significa ginecomastia falsa e se la voglio eliminare devo farlo privatamente.


La mia ginecomastia

Per quanto mi riguarda non mi ricordo quando ho cominciato a vergognarmi di me stesso, ero piccolo, non sapevo cosa mi stava succedendo, la mia fervida immaginazione mi portava a pensare all’ermafrodismo e al tumore, finivo per avere crisi di identità sessuale (“sto diventando donna?”) e non so perché a chiudermi in me stesso. Con il tempo ho cominciato ad assumere comportamenti bizzarri (ho perfino provato ad applicare fasciature compressive sulla zona toracica per rendere meno evidente il mio problema). Questo disagio ha influenzato il mio modo di vestire (indossavo magliette sempre larghe e nere), la mia postura (sempre con le spalle curve) e soprattuto il mio carattere, rendendomi insicuro, vergognoso e timido. Non mi sono mai sentito completamente libero di vivere la mia vita, il rapporto con gli altri, soprattutto con le ragazze. Mai e dico mai, mi sono spogliato a petto nudo di fronte ai miei compagni di scuola, negli spogliatoi mi andavo a cambiare in bagno, al mare mi toglievo la maglietta solo per entrare in acqua. Anche in casa, non ne ho mai parlato con i miei e solo in un’occasione venne intravisto il  problema. Ero malato, una semplice influenza, e la dottoressa di famiglia venne a visitarmi a casa. Mi fece togliere la maglietta e notò i capezzoli sporgenti. Disse che non era niente di grave, ma che se le tettine non fossero regredite, sarebbero state da togliere. Da quel giorno sono passati più di otto anni e con loro un’adolescenza non proprio normale. Ho avuto una sola ragazza, capace di vedere oltre all’aspetto fisico e alla mia insicurezza. Immagino che lei conosca il mio corpo come lo conosco io, ma non sono comunque mai riuscito a mostrarmi come volevo ai suoi occhi. Alle sue insistenti domande sul perché non riuscivo a sentirmi completamente libero di fronte a lei, non ho mai trovato il coraggio di dare una risposta sincera. Ora che la nostra relazione è finita, male, anche per questo, non mi rimane che il rimpianto di non essere mai andato al mare con lei.
Non lo auguro a nessuno doversi nascondere alla donna che si ama per aver paura di perderla, di farle schifo. Non biasimatemi per questo, non sono uno sciocco, so che l’amore vede oltre il difetto, ma questa è l’unica opinione che ritengo possibile nei miei riguardi, perché io stesso mi disgusto e non ritengo di meritarmi di essere amato. Solo evadendo da questa mia prigione potrei star bene con me stesso, solo di questo sono sicuro. Ma quali possibilità hanno quelli come noi di essere normali? Non abbiamo forse il diritto come tutti gli altri ad esserlo? In realtà no, non è proprio così.


La ginecomastia

Non sono qui per copiare la definizione di wikipedia di questa vera e propria malattia. In due parole basti sapere che “ginecomastia” deriva dal greco e significa letteralmente “seni di donna”. Il problema è che ne siamo affetti noi maschi, per le più svariate ragioni. Snocciolerò le più frequenti cause parlando della mia esperienza personale, ma basti sapere che lo sviluppo delle ghiandole mammarie maschili posso avere anche cause molto gravi, seppur per l’appunto più rare, come il cancro, l’ermafrodismo, la sindrome di Klinefelter e così via. Una premessa che devo fare è che non sono un medico e quanto segue non ha nessuna pretesa di competenza e completezza, è solo il frutto della mia esperienza personale, delle mie ricerche e delle mie speculazioni.
Partiamo dall’anatomia, il seno femminile è costituito da tre diversi tipi di tessuto: il parenchima cioè la ghiandola mammaria vera e propria, il tessuto adiposo che determina le dimensioni della mammella e quello stromale, di supporto, per la maggior parte connettivo-fibroso. La ghiandola mammaria si assembla in grappoli chiamati lobuli, sostenuti dallo stroma e collegati tramite un dotto lattifero al capezzolo. Il tutto è circondato dal grasso in cui sono immerse le strutture ghiandolari.
Bisogna ancora sapere che i medici dividono la ginecomastia in tre specie. Quella vera, o ghiandolare, in cui la ghiandola si è sviluppata come nella donna, quella falsa, o lipomastia, o pseudoginecomastia, in cui l’aumento di volume del seno maschile è dovuto solo alla presenza di grasso, (le tettine dei ciccioni per intenderci) e la ginecomastia mista, dove c’è la presenza sia del tessuto ghiandolare che adiposo. Qui esprimo la mia personale opinione al riguardo. Non so se è scientificamente provato un legame tra la presenza di ghiandola mammaria e una tendenza all’organismo ad accumulare grasso in quella zona. Io mi baso semplicemente sull’osservazione del seno femminile, appena una donna mette su peso, le si allargano i fianchi e i seni. Concludo che se un ragazzo affetto da gine vera ingrassa, avrà allora più possibilità dei suoi coetanei di accumulare grasso nella zona pettorale. Comunque stiano le cose, la ginecomastia mista rimane di fatto la forma riscontrata più di frequente. Ma qual è la causa scatenante dello sviluppo della ghiandola mammaria in un uomo? La ragione è ormonale. Infatti un periodo molto favorevole all’insorgere di questa patologia è la pubertà, dove gli ormoni femminili e maschili sono ancora in lotta per la determinazione dei caratteri sessuali definitivi dell’individuo. Uno squilibrio di questi, vuoi per cause genetiche, vuoi per somministrazione esterna (molti atleti che fanno uso di ormoni hanno problemi ginecomastici) porta allo sviluppo del seno femminile in un uomo. La ginecomastia è di fatto una fase normale nello sviluppo del maschio che nell’adolescenza incorre nell’aumento di volume della ghiandola. Questa, però, si atrofizza completamente nel giro di un anno o due. Tuttavia questo non sempre avviene e il seno permane, sporgente, conico, con i capezzoli quasi sempre gonfi (se non sotto l’acqua fredda) a causa del grasso che man mano si accumula al di sotto, attorno ad una ghiandola dolorosa alla pressione, proprio come quelle delle ragazze.


Compagni di viaggio

Scrivo per chi ha dentro sé lo stesso peso che mi trascino dietro da troppo tempo ormai. Un peso che mi impedisce di vivere liberamente e che si può capire solo se lo si vive sulla propria pelle. Ora chi ha bisogno di confidarsi, usa spesso internet, in grado di trasmettere la simpatia degli altri senza rinunciare all’anonimato e senza doverli rivedere, con l’angoscia di sapere che loro sanno. L’altro giorno su yahoo answer mi sono imbattuto nel tipico esempio di questo tipo di toccata e fuga emotiva, mentre leggevo una confidenza molto toccante di un ragazzo affetto dal mio stesso problema. Era più uno sfogo che una vera domanda ed alcuni utenti glielo hanno fatto notare. Chi gentilmente, chi in malo modo. Tuttavia la critica più dura secondo me è stata quella che sminuiva il suo malessere, facendogli notare che c’è chi sta molto peggio. Non sopporto questo benaltrismo, scusate il mio sarà egoismo, ma forse non dovrei star male solo per il fatto che altre persone stanno peggio di me? Oppure sadicamente questo dovrebbe farmi star meglio? Solo chi vive lo stesso disagio può veramente capirlo, per quanto incida poco sulla salute. È chiaro, il nostro problema ha solo ripercussioni psicologiche e per quanto io non abbia un bel rapporto con gli strizzacervelli, è stata inevitabile un’analisi delle conseguenze del mio disagio sulla mia sfera sociale. Nella società dell’apparire in cui viviamo, non basta dire, chissenefregadeglialtri e di cosa pensano per stare bene con noi stessi. Ripeto, nella società dell’apparire, il giudizio altrui è diventato spaventosamente cruciale e decisivo. Nel nostro mondo quali disagi maggiori possono esserci degli inestetismi? Non so esattamente dove si trovi la sottile linea che rende necessaria oppure no, una correzione plastica di un difetto fisico. In numerosi forum dove se ne parla, vengono spesso postate delle immagini ridicole, dove il difetto è minimo, (ad esempio può trattarsi di un naso leggermente gobbo), che fanno giustamente arrabbiare chi quel problema ce l’ha e ben più grave. Quindi è troppo semplice giustificare un intervento su basi personali, in teoria bisognerebbe accettare i nostri limiti, amare i difetti nostri e degli altri, perché è nell’imperfezione che risiede la nostra unicità. Faccio un esempio stupido, io sono miope. Per quanto stia molto meglio senza occhiali, non mi sono mai sognato di farmi un operazione laser agli occhi, a meno che la mia miopia non degenerasse. E se voi aveste il seno da donna pur essendo un uomo? Non sto parlando di essere in sovrappeso, sto parlando di essere magri e con le tette, cosa fareste se foste affetti da ginecomastia? Come vivreste il rapporto con gli altri?


Come affrontare la ginecomastia

Voglio finalmente uscire dal limbo in cui mi trovo, poter vivere liberamente, come mai sono riuscito finora. Inizio con il condividere il mio problema. Si chiama ginecomastia e per chi non la conosce, si tratta dello sviluppo della ghiandola mammaria nell’uomo. Purtroppo non sono stati molto d’aiuto i forum in rete che ho trovato, troppo generici e confusi. Perciò ho deciso di raccontare la mia esperienza personale, creare una piccola guida che spero potrà aiutare chi si trova solo, ad affrontare questo disagio. L’affronteremo assieme perché solo ora, dopo anni di insicurezza, inadeguatezza e vergogna, mi sono deciso. Affronterò questa difficile strada verso la felicità