Archivi del mese: maggio 2011

La Spiaggia delle Due Sorelle

La punta estrema delle Marche, dove il Conero si tuffa nel mare, due rocce sorelle vegliano su una delle spiagge più belle in cui ho potuto in tutta pace farmi un bagno e prendere il sole. Solo in primavera e in autunno si può apprezzarla veramente, quando il Leone d’oro non sbarca centinaia di persone sulla piccola spiaggetta, ma l’unico modo per raggiungerla è percorrere l’impervio sentiero che dal Passo del Lupo scende ripido fino alla costa. Teoricamente è un sentiero inagibile, pericoloso e sconsigliato, ma a mio parere, un adulto non in infradito, con un fisico normale è più che giustificato a superare senza paura il cartello che ne vieta la percorrenza. Anzi, è proprio la fatica del viaggio, il cuore che ti batte per le vertigini, la soddisfazione di aggrapparsi alla fune metallica, a far apprezzare ancora di più la meta.

Il Sentiero

Ma percorriamo il sentiero assieme. Si prende dietro il cimitero di Sirolo: si sale per uno stradone sterrato, al sole,  fino ad un quadrivio. Un’indicazione per il Passo del Lupo ci fa proseguire sul sentiero a destra, che scende. Dopo una villetta si sale a sinistra, si costeggia un uliveto recintato e si entra nel bosco. Il tratto fino al Passo del Lupo è facilmente percorribile perché ampio e praticamente pianeggiante. Quando gli alberi si diradono è possibile scorgere Numana, ma il vero panorama si può apprezzare dal passo. A sud la costa fino a Porto Recanati e a nord il Conero e la spiaggia, il divertimento inizia ora.

In questa foto si intravede tratteggiato il sentiero che dal passo porta alla spiaggia.

Non manca molto!

Il sentiero si fa ripido…

Quel puntino nero che si staglia contro il cielo è il cartello al passo, che intima di non affrontare il sentiero. In realtà basta solo essere prudenti. La discesa è stata facile, la risalita sarà ben altra cosa.

Eccoci finalmente…

La Spiaggia

Una pace assoluta, il respiro del mare. Il suo infinito rovesciarsi sui sassi della battigia…

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La via del codardo

In quell’Odissea che è la nostra vita, c’è sempre una Circe che vuole trasformarti nel suo animale da compagnia. È in grado di far sembrare 5 anni, 5 ore d’amore e drogarti con l’illusione di poter bere ambrosia dalle sue labbra. Ma per me non è altro che un freno alla mia ricerca, al peregrinare in cerca delle risposte alle domande che lei non si pone.

Si è già stancata del suo cucciolo e lo ha abbandonato in autostrada. Eppure gli effetti dei suoi incantesimi d’amore permangono ancora su di me, come se davvero m’avesse trasformato in cane, che, per quanto maltrattato, non riesce a non amare il suo padrone. Ma solo io sono il padrone del mio destino e quindi fuggo, scelgo la via del codardo, per non commettere più gli errori del passato che tanto mi han fatto soffrire.

Così saremo tutti e due felici, lei senza più il dovere di accudirmi e io senza più la ferita che mi procura vederla. E così saremo entrambi infelici, senza più il sollievo delle mie carezze e senza più il piacere della sua vista.

Andrò ad Est, per me un impegno è un impegno per quanto gravoso.