FAQ

Sono passati ormai 3 anni dall’intervento. Nel corso degli anni ho risposto (soprattutto privatamente) a diversi compagni che mi hanno chiesto consiglio prima di intraprendere questo difficile viaggio. Su concessione di alcuni di loro ho raccolto delle domande che ritengo possano esserti utili:

  • Quanto costa operarsi?

Se riesci e ti fidi a farti operare tramite servizio sanitario nazionale (solo in caso di ginecomastia vera o mista) non costa praticamente nulla. Invece, seguendo l’iter privatamente, le variabili in gioco sono troppe per poter dare una risposta precisa. Dipende prima di tutto da che tipo di ginecomastia si è affetti, se falsa, il tipo di intervento necessario è una semplice liposuzione, che costa sicuramente meno di una mastectomia. Il grande punto di domanda è l’onorario del chirurgo. Alcuni, per poter operare, si devono appoggiare a strutture esterne che devono a loro volta pagare. In generale mi sento di dire che se ci si affida ad un centro specializzato in chirurgia estetica si dovrebbe in teoria sborsare di meno. Personalmente mi hanno chiesto 4000€ per una semplice liposuzione in un centro convenzionato con il SSN, ma per la stessa cifra mi è stata praticata una mastectomia completa, con ottimi risultati.

  • Se si trattasse di ginecomastia vera, mista o fibrosa, sarebbe possibile, secondo te e il tuo trascorso, asportarlo e quindi praticare solamente una lipo?

No. La lipo non basterebbe. Devi pensare alla liposuzione come una cannuccia che succhia il grasso sciolto. Non si può sciogliere il tessuto ghiandolare, atrofizzato o meno.

  • Mi spaventano molto le cicatrici sul bordo inferiore dell’areola, dopo quanto tempo si assestano?

Non ti preoccupare, le incisioni sono piccolissime e ti metteranno pochissimi punti. Dopo poche settimane scompaiono. L’unico segno che mi è rimasto è la pelle nuova sul bordo inferiore del capezzolo che ha una pigmentazione leggermente più chiara rispetto al resto del capezzolo (perché si tratta di pelle nuova).

  • Io ho un’areola un po’ grande (rimuovendo quello che c’era dietro) le dimensioni possono diminuire?

Sì, le dimesioni del capezzolo si riducono, non tanto in termini di diametro, quanto di superficie. Non avendo grasso dietro, lo avrai bello piatto e mai più conico. Non voglio spaventarti, ma una cosa che temevo più delle cicatrici era l’introflessione del capezzolo. Praticamente il capezzolo non rimane piatto ma rientra. Questo può avvenire per svariati motivi, ma principalmente se la ghiandola si è sviluppa all’interno del pettorale. Una volta asportata completamente, rimane una conca. Sta soprattutto al chirurgo scolpirti al meglio per evitarlo, magari non asportandola del tutto. In un certo senso sono artisti anche loro.

  • Ti hanno applicato dei drenaggi?

No, a me personalmente no. Però questo può non valere per te. Sta al chirurgo decidere. In linea di massima diciamo che se c’è poco da togliere i drenaggi non sono necessari.

  • Per quanto tempo hai dovuto portare la fascia compressiva? È visibile sotto una t-shirt?

Qui ci sono due possibilità, o ti riferisci alla fasciatura dopo l’operazione oppure alla canotta compressiva che ho dovuto portare più o meno tre mesi. Ora ti spiego. Il mio chirurgo mi ha consigliato una canottiera compressiva che serve a sostenere i tessuti e a comprimerli non permettendo così accumuli di liquidi. La fasciatura, invece, dopo una o due settimane io l’ho tolta, ma solo perché avevo la canottiera. Io la consiglio anche se costa un occhio della testa ed è pure un po’ scomoda. Credo serva davvero, ma il tuo chirurgo ti dirà quello che è meglio per te, non io. Sia la fasciatura che la canotta si intravedono soltanto sotto una t-shirt stretta.

  • Ti hanno fatto un’anestesia locale con sedazione? È dolorosa? Dormi completamente durante l’intervento?

Mi hanno addormentato e reso insensibile il petto mentre dormivo. Non ho sentito niente. Solo una punturina quando mi hanno infilato una valvolina nel braccio e un po’ di bruciore che si diffonde quando ti inniettano il sedativo. Ha cominciato a girarmi un po’ la testa, poi più niente. Mi sono svegliato che mi portavano via sottobraccio mentre straparlavo ancora sotto l’effetto della droga.

  • Dopo quanto ti hanno rimosso i punti?

A me hanno messo i punti che si riassorbono da soli! Questo però dipende dal tipo di intervento e dalle scelte del chirurgo. Non posso garantirti che faranno lo stesso con te.

  • Dopo quanto tempo la prima doccia?

Dopo una settimana ti potrai già fare la doccia.

  • Per esaminare la parte asportata ti hanno fatto pagare?

Dipende dal tuo percorso. Io l’ho fatto esaminare solo perché volevo la prova nero su bianco che ero affetto da ginecomastia vera. Pensa che mi era stata diagnosticata una ginecomastia falsa sebbene sotto pelle avessi una ghiandola di 7x6x4,5 cm. Ho pagato mi pare 30€ di ticket sanitario e basta. Se invece ti operi con la mutua ci pensano loro direttamente a farlo esaminare (per essere sicuri che sia solo ghiandola e non qualcos’altro come un tumore) e possono anche non farti sapere niente.

  • Dopo quanto svanisce il gonfiore? È molto evidente?

Questo è molto soggettivo. Il tuo corpo può produrre molti liquidi e quindi aumentare il volume del gonfiore. Io ero praticamente piatto fin da subito.

  • Quali sono i tempi per vedere il risultato definitivo?

Definitivo definitivo almeno un anno. Ma non ti preoccupare, riesci ad apprezzare i risultati, come ad esempio la diminuizione di volume, appena non ti senti più gonfio (che come ti ho detto è molto soggettivo e nel mio caso fin da subito). Per quanto riguarda l’aspetto del capezzolo invece devi aspettare un po’ di più.

  • Dopo quanto tempo hai potuto riprendere l’attività fisica?

Io dopo due settimane già lavoravo (barista), ma per attività fisica degna di questo nome, ho dovuto aspettare almeno 30 giorni. Anche questo è molto personale. Il tuo medico saprà dirti quando, quando andrai a fare le visite di controllo.

  • Dolore post intervento?

Solo i primi giorni e niente di insopportabile. Poi solo fastidio fastidio e fastidio. Soprattutto con quella canotta stretta sulla ferita

  • A 3/4 mesi dall’intervento le cicatrici saranno molto visibili?

Se il tuo chirurgo avrà fatto un buon lavoro, per allora saranno invisibili.

  • Qualche consiglio per ottenere un miglior risultato?

Segui le indicazioni del medico, fatti seguire anche nel decorso postoperatorio. Poi non appena ti dà l’ok, rimettiti in forma, fai sparire un po’ la pancia e metti massa sul petto.

Spero che queste risposte possano esserti state utili, se hai ancora dubbi, non esitare e scrivimi!


La rinascita

Questo post è per Giovanni, a cui contraccambio il saluto e l’abbraccio, e per tutti coloro che si siano posti la stessa domanda. E poi come è andata a finire? Dopo tutti i sacrifici e i rischi, il dolore e l’attesa, cosa ti sei portato a casa da quest’odissea personale?

Sono passati 107 giorni dalla data del mio intervento, data che d’ora in avanti festeggerò come una sorta di secondo compleanno. A costo di sembrare banale, posso dirvi che mi sento un altro, che mi sento finalmente libero.

La prima cosa che ho fatto, una volta tolto questo peso dal cuore, è stata fare shopping. Che caxxata direte, ma giuro non potevo più vedere quelle magliette larghe dietro cui mi nascondevo. Volevo agghindarmi con vestiti della taglia giusta, finalmente, senza più dovermi preoccupare che qualcuno potesse notare delle sgradevoli protuberanze sotto la maglietta.

La seconda cosa è stata togliermi quei vestiti. Al parco, prendendo il sole, lavando la macchina, andando in piscina. Neanche fossi il tizio di Twilight che per contratto deve togliersi la maglietta ogni volta che lo inquadrano. Neanche avessi quel fisico scolpito nel marmo. A tal proposito, nei miei innumerevoli tentativi di far sparire la ginecomastia, avevo cominciato a fare pesi. Inutile dire che non sarebbe servito a nulla neanche si fosse trattato di solo grasso, ma devo dire che tutto quell’esercizio non è stato vano. Ora che è stato tolto il superfluo sono rimasti due pettorali niente male. Niente di che, per l’amor del cielo, ma non pensavo che un giorno, guardandomi allo specchio mi sarei potuto piacere.

Fa ancora un po’ male. Giusto ieri, giocando a calcio, mi sono preso una pallonata in petto che mi ha piegato in due. Alla semplice pressione dà ancora fastidio e sto riacquistando solo adesso la sensibilità. Inoltre, c’è da dire che i risultati definitivi non si possano apprezzare entro il primo anno dall’intervento. Fortunatamente, il mio più grande timore, cioè l’introflessione del capezzolo, non si è verificato, se prima era gonfio e sporgente ora è piatto come una tavola, come dovrebbe essere. Premesso questo e sommato il resto, la mia impressione non potrebbe essere più positiva ed io non potrei essere più felice. Certo, devo avere ancora la conferma del dottore, ma già dal primo controllo post operatorio mi aveva fatto i complimenti per come mi stavo riprendendo e poi scherzando si era fatto i complimenti da solo.

Vorrei postare delle immagini, ma non ne ho ancora. Le ho pre-intervento, ma senza il post non servono a granché. Curiosità: le ho scattate nel bagno della camera d’albergo di Firenze la sera prima dell’operazione, immaginando che alla stessa ora il giorno dopo non sarei stato più lo stesso. A volte la vita ti sorride e tu non puoi che rispondere al suo sorriso.

Per concludere, una riflessione. Quando sono a petto nudo, ho notato che con le persone che conosco, non riesco ad essere pienamente a mio agio come lo sono con gli estranei. Forse è solo questione di abitudine. Probabilmente sono stato abituato per così tanto tempo a nascondermi da queste persone che anche oggi che il problema non c’è più, istintivamente, cerco di coprirmi. Questo solo per dire che l’intervento non è la panacea per ogni male. Il nostro problema fondamentalmente è nella testa, non nel corpo e nell’intervento, dalla testa, non viene asportato niente. Pensateci.

 


Chi sbaglia paga

Quando mi hanno operato mi hanno lasciato portare a casa il tessuto estratto, per farlo esaminare. Il dottore era convinto fosse ghiandola, io lo ero ancora prima di vedere quella dannata sostanza bianca sotto formaldeide. Allora, che diavolo mi è successo? Di che ginecomastia ero affetto? Ero? ero. ero! Vabbé non è questo lo spazio per la mia indescrivibile gioia per essere finalmente uno normale.

Mi sono arrivati i risultati dell’esame istologico. E il vincitore è… Ginecomastia fibrosa! E che è? Miei cari lettori, cito le testuali parole del referto:

“Descrizione macroscopica:
Porzione di tessuto mammario misurante cm.7x6x4,5, di consistenza elastica. Al taglio è di colore biancastro e di aspetto compatto.

Reperto Microscopico:
Parenchima mammario costituito prevalentemente da tessuto fibroso denso comprendente strutture duttali atrofiche ed adiacente tessuto adiposo.

Diagnosi: Ginecomastia fibrosa.”

Credo voglia dire che ho avuto la ginecomastia vera (come ho sempre sospettato), ma che da qualche anno a questa parte lo squilibrio ormonale che mi aveva portato a sviluppare questo inestetismo deve essersi risolto. La ghiandola si è atrofizzata lasciando dietro di sè solo tessuto fibroso. Di grasso ce n’era veramente poco, e mi viene da pensare, chi ha sbagliato? Per colpa di chi sono stato sul punto di lasciar perdere questa lotta contro me stesso, convinto che non fosse etico farsi una liposuzione? Il povero chirurgo generale che mi aveva visitato non ne ha molta colpa, per quanto la sua visita sia stata frettolosa e si sia fidato troppo dei risultati dell’ecografia. Ma è mai possibile che nel 2012 non si riesca a sapere che tessuti ci siano al di sotto di pochi centimetri di pelle? Ragazzi se avete di questi dubbi provate con una biopsia, forse avrete dei risultati meno campati per aria. In realtà non me la sento nemmeno di incolpare l’ecografista, in quanto probabilmente stava cercando la tipica struttura a grappolo della ghiandola, non pensando ad un grosso e compatto grumo di tessuto fibroso. Ma allora vi dico cari dottori, fidatevi di più dei vostri pazienti e di quello che sentono. Tutti possono sbagliare. È vero, ma non quando si tratta della salute. Non vi paghiamo così tanto perché avete studiato tanto, siete ben pagati perché quello che esce dalla vostra bocca deve essere oro colato, perché avete una responsabilità pazzesca, non dimenticatelo mai, per il giuramento d’Ippocrate. Rabbrividisco al solo pensiero che sia tanto facile sbagliare una diagnosi del genere.

Ora mi sto informando per avere un rimborso delle spese che ho dovuto sostenere da solo perché qualcuno non ha fatto il suo dovere. E nonostante tutto credo ancora nell’assistenza sanitaria nazionale, a mio parere uno dei servizi migliori che noi italiani abbiamo a disposizione.


Aggiornamento postoperatorio

Un post per sapere cosa si deve aspettare chi si opera di ginecomastia.

Il dottore mi ha salutato calorosamente mettendomi subito a mio agio. Ero in uno strano stato di incoscienza, come se mi avessero già sedato e fossi piombato in mondo dove parlavano una strana lingua. Dopo essermi accomodato nel suo studio, mi è stato chiesto di spogliarmi perché mi si potesse visitare e scattare qualche foto. Foto, pensai, che con ogni probabilità sarebbero finite in un album con la scritta “prima” assieme ad altre ancora da scattare, che avrebbero ritratto il “dopo”. Poi il dottore ha cominciato a disegnarmi il torace con un maker nero, come se fossi un guerriero aborigeno. Sarebbe potuto sembrare, in effetti, che fossi lì senza sapere a cosa stavo andando incontro, ma paradossalmente ero in quello stato proprio perché avevo fin troppo chiaro in testa quello che mi sarebbe successo, grazie a youtube. Non ci volevo pensare, consiglio di non farlo.

In un altra stanza l’anestesista mi ha bucato la mano, infilato un tubicino ed inniettato un antibiotico. Quello sarebbe stato il massimo del dolore che avrei provato durante tutta l’operazione e anche dopo. Quindi non c’è di che aver paura. Vestito solo con la biancheria intima ed un camice di carta mi hanno portato in sala operatoria. Che freddo nella stanza sterile e sul gelido lettino. Ben consci di questo, mi hanno avvolto le gambe in una coperta termica di alluminio e il resto del corpo con tendaggi vari, lasciando scoperto solo il petto. Attaccati i vari sistemi di controllo delle funzioni vitali (coccodrillo sul dito e delle placche sul fianco) mi hanno sedato. Ricordo un leggero bruciore alla mano sinistra che lentamente divorava, risalendo, l’intero braccio. La vista che si annebbia e la testa che comincia a girare, poi, più niente. Mi sono svegliato che era già tutto finito, non ho sentito neppure l’anestesia locale al petto. Ero in forte stato confusionale, barcollavo e straparlavo. Ho cominciato a dire cose tipo

“Te, ma sta coperta è troppo una figata, posso averne una?”

Oppure

“Qui ci starebbe proprio una cicchetta”

Mi hanno ricondotto nella stanza di prima ed agiato sul lettino. Mi ricordo tra i deliri senza senso, di aver chiesto al dottore di prendermi l’iphone nella mia giacca e lui me l’ha dato!

Mi sono infilato le cuffie e ho cominciato ad ascoltare la playlist creata appositamente per l’occasione. Avevo un po’ freddo, ma cercavo di muovermi il meno possibile per non compromettere la fasciatura attorno al petto. Ogni quarto d’ora entrava qualcuno per chiedermi come stavo e se avevo bisogno di qualcosa. Niente, tutto a posto, grazie, fin troppo premurosi devo dire. Ancora non a pieno delle mie facoltà mentali ho chiesto al dottore

“Allora mi avete estratto così tanto grasso?”

“Ma quale grasso era tutta ghiandola” ha risposto

“E dire che sono venuto da lei per una lipomastia…” è stato il mio commento un po’ sarcastico

Finita la playlist, mi sono visto uno dei miei film preferiti “The fountain” di Aronofsky, mi ero dimenticato di averlo tenuto per le lunghe attese d’emergenza.

Finalmente sono arrivati i miei genitori, ho sentito mio padre dall’atrio della clinica e mi hanno detto che mi potevo rivestire, ma molto lentamente.

Stavo bene, sto bene, solo un po’ di fastidio, niente di più. Mi sono messo a sedere sulla poltroncina della sala d’aspetto mentre il dottore rassicurava i miei sull’esito dell’operazione e la segretaria mi chiedeva se volevo qualcosa da mangiare. In effetti avevo fame, ero a diguno dalla mezzanotte precedente, e ho divorato il panino speck e brie ed il succo all’albicocca che mi hanno offerto. Il dottore per potermi salutare meglio, mi ha preso di mano il bricco vuoto e il tovagliolo e se li è portati via! Non ci volevo credere, ma il bello deve ancora venire. Al momento del pagamento, mia madre mi ha guardato, allora mi sono alzato per chiedere quale fosse il problema. Praticamente il costo dell’intervento era aumentato di 500€. No, no, ci doveva essere un errore. Le ho spiegato che il dottore mi aveva espressamente detto che il costo sarebbe stato di 3000€. Al che, come già successo, la segretaria è sparita per consultarsi con lui. Ritornata ci dice che va bene così e che il dottore ci ha fatto proprio un buon prezzo. In effetti… chissà perché, forse per la mia situazione, (essendo uno studente universitario che lavorava per potersi pagare l’intervento) ed allora non ha voluto infierire. Comunque come al solito, l’ho apprezzato tantissimo sia come persona che come chirurgo. Mi sento davvero di raccomandarlo.

P.S. Alla fine la coperta termica me l’hanno data davvero.


Aggiornamento preoperatorio

Solo ieri mi sono reso conto che la data dell’intervento è così prossima. L’orologio segna inesorabile lo scorrere del tempo, conta alla rovescia le ore che mancano alla mia rinascita. Ahahah! Quanto sono drammatico. È una semplice operazione di routine, mi addormenterò, non mi accorgerò di niente e mi sveglierò dolorante. Anche gli altri non si accorgeranno di niente. È assurdo che debba fare tutto questo per essere normale. Semplicemente non penso a quello che potrebbe andare storto, al dolore post operatorio, non penso che scriverò un testamento, lo sto facendo solo con un pensiero in testa: voglio andare in piscina. A testa alta, petto in fuori e pancia in dentro. Voglio sciogliermi nell’acqua, voglio che mi tolga il respiro, tagliarla a bracciate.

I miei esami sono andati bene, ho dovuto fare qualche prelievo ed una visita cardiologica con ECG, 90€ in tutto di ticket. Questo venerdì parto con i miei per una gita, dormiamo a Firenze e alle ore 8.00 del giorno seguente mi devo far trovare a centro medico per la prova con l’anestesista. Alle 10 dovrebbe esserci l’intervento che, se tutto va bene, durerà un’ora, un’ora o poco più. Alle 18 del giorno stesso mi dimetteranno e tornerò a casa, rincretinito da antidolorifici e vane speranze.

Terrò aggiornato il blog con le mie impressioni sul decorso post operatorio e sui risultati.

Auguratemi buona fortuna!


Impressioni di novembre

Per me Firenze è questa, è il sole sull’Arno, gli ori di pontevecchio, l’odore di cuoio nei negozi di pelletteria. E ancora, il dialetto toscano, un panino con la porchetta, due bicchieri di Chianti. La bellezza di un volto, di una facciata, di una vetrina che ti distrae, disorienta e relega a girovagare senza meta tra le sue vie. Quelle stesse vie rovinate dal traffico e dai graffiti. Cammino tanto, cammino solo, in mezzo alla gente, tra pochi fiorentini e molti stranieri. Raggiungo piazzale Michelangelo da cui osservo la bella Firenze. Nello stesso luogo dove si concluse la mia gita del liceo. Chi l’avrebbe detto, allora, che sarei tornato proprio qui, a lavare i panni nell’Arno.

Qualche ora prima ero nella sala d’aspetto del Centro Medico Matteotti. Ero un po’ a disagio e fuori luogo, con il mio giubbino di pelle, i capelli selvaggi, mentre sedutami accanto c’era una ragazza e il papi che forse le aveva regalato un naso nuovo. Ho sempre giudicato le persone così, eppure eccomi lì, assieme a loro, per lo stesso motivo. Arrivato il mio turno ho conosciuto finalmente di persona il dottor Innocenti e non ha deluso le mie aspettative. Mi ha fatto un po’ di domande per mettermi a mio agio, poi mi ha visitato. Diagnosi: ginecomastia mista, solo toccandomi. Diciamo, come immaginavo, molto grasso (è rimasto sorpreso anche lui in un soggetto magro come me) e poca ghiandola, ha usato l’espressione “gettone”, che mi ha fatto un po’ sorridere, avendo io parlato più volte di “dischetto”. Da lì in avanti, solo conferme di quel che già sapevo. Tranne quanto concerne la degenza. Ti dimettono il giorno stesso, perché non abilitati al ricovero, ma solo per l’intervento. Il decorso dopo l’operazione può essere a volte un po’ fastidioso, ma comunque breve. Gli ho esposto i miei dubbi e mi ha confortato, assicurandomi che è un disagio comune a molti giovani e che l’unico modo per risolvere il problema è l’intervento. Potrei ammazzarmi di palestra, mi ha detto, ma non cambierebbe nulla. Sono andato subito al punto. I costi? 3000€ tutto compreso (esclusa la prima visita per cui ho dovuto sborsare 130€) e i controlli post operatori sono gratuiti. Un prezzo trasparente ed onesto. Stupiti entrambi dall’immediatezza della mia decisione abbiam fissato la data dell’operazione, il 7 gennaio. Dopo avermi stampato una lista degli esami che gli dovrò inviare, abbiam parlato un po’ del più e del meno e ci siamo salutati. Parlando con la segretaria fuori dal suo ufficio questa mi ha chiesto oltre ai soldi della visita, un acconto per l’operazione. Ecco, non sono ancora uscito e già mi spellano. Le ho spiegato che il dottore non mi aveva detto niente, lei lo ha chiamato e mi ha riferito che non era necessario. Ho apprezzato molto la fiducia che mi ha dato.

Chissà come sarebbe stata la mia vita senza ginecomastia. Immagino meno introspettiva, per non dire sociopatica, e più estroversa. Non so se più felice, sicuramente diversa. Magari sarei diventato un ragazzo che a questo me non piacerebbe. Di sicuro mi ha privato di tanto, di troppo, eppure ho come l’impressione che mi abbia dato anche qualcosa. La capacità di andare oltre l’esteriorità, forse. Ora basta però, devo riprendere in mano la mia vita, ripulirla da quello che mi fa star male, ricominciare.


Dubbi

L’aver sparato a zero sul documentario dell’ultimo post, è stato un meccanismo di difesa. Posso far finta che vada tutto bene, che è l’unica scelta possibile, ma quello che sto per fare in realtà mi sta lacerando dentro. A tutte le persone a cui ho esposto le mie intenzioni, ho sempre parlato dell’operazione come un fatto certo. Semplicemente li informavo che stavo per operarmi, il problema più grosso è stato dire ai miei che ho la ginecomastia, non che devo essere operato. Anzi a volte ho usato proprio questo argomento per iniziare il discorso. Dove è finita ora tutta questa mia sicurezza?

Sono due i dubbi che mi sono posto.

i) E se fosse tutto nella mia testa? Se il problema non esitesse e io lo stessi ingigantendo per trovare una valvola di sfogo, un capro espiatorio per mascherare la crisi della mia vita che sto affrontando in questo momento? Non è psicologia spiccia. Oggettivamente parlando, so che il mio è un problema moderato, che molti, forse, imparerebbero ad accettare. Io semplicemente sono un esteta, ho dei canoni che possono oscillare, ma stanno in piedi grazie a dei punti fissi, in cui io in particolar modo devo rientrare. E la cosa sarà scioccante, ma non contempla il seno maschile. Magari sono troppo giovane per capire che queste non sono le cose importanti, e che dovrei essere felice del bello che c’é in me. Allora lobotomizzatemi, facciamo prima, apritemi il cervello e toglietemi la parte che non mi fa accettare me stesso. Così poi sono felice.

Se il problema è reale.

ii) È giusto quello che sto per fare? Moralmente parlando, posso spendere 4000€ per togliermi lo sfizio di essere come gli altri? Che il mio estetismo sia figlio della società in cui vivo è innegabile, ma non per questo deve essere uguale. Sono d’accordo che abbia dei modelli irraggiungibili, che spesso porti disagio alla gente e questa a farsi operare. Ora, ampliando il discorso alla chirurgia estetica generale, qual è la linea di confine che rende necessario un intervento? Quando stai male fisicamente? E mentalmente non stai male? Se il problema fisico sussiste, non è logico risolverlo fisicamente? Se la risposta è no, ma allora rastrelliamo i chirughi estetici e mettiamoli in un bel campo di concentramento, perché per sete di soldi alimentano un cancro della società. Siete tutti belli, i vostri difetti vi rendono unici, accettatevi. È come dire, siete tutti fratelli, ametevi gli uni e gli altri, accogliete chiunque in casa vostra. Sono entrambi due alti ideali, di quelli irraggiungibili (proprio come i modelli della società, ma tu guarda la coincidenza), ma per questo tanto amati dall’uomo. Perché se una cosa non l’abbiamo non possiamo stancarcene, mentre se siamo fatti così, lo diamo per scontato e non lo apprezziamo.

Se è giusto che lo faccia, perchè sono qui che mi pongo ancora domande?


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